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Tutto quello che bisogna sapere, o quasi, sull'Influencer Marketing

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Content is King

Scacco al re! Il content e i suoi alleati

Content marketing. Il contenuto è il Re

Il re del web

“Content is king” ha detto qualcuno e mai come in questi ultimi anni ha avuto ragione! Il modo di farsi pubblicità è cambiato e si è evoluto e come tutto quello che ci circonda, cambierà ancora. C’è da considerare che se una frase detta da Bill Gates nel 1996 riguardo a una cosa mutevole come il web è ancora attuale, adesso possiamo considerare questo concetto come un vero e proprio paradigma del web marketing, piuttosto che una filosofia da seguire in maniera facoltativa.
Il content marketing per essere definito tale deve, come vuole il nome, basarsi sui contenuti. La premessa fondamentale per creare un contenuto degno di questo nome è l’utilità del contenuto stesso. Non dobbiamo intenderlo come un bel soprammobile messo su uno scaffale per bellezza, quel contenuto deve essere la lavastoviglie, il frigo, il forno nella nostra cucina, insomma deve avere un’utilità riscontrabile anche dai nostri utenti. Un contenuto utile, anche presentato in maniera poco curata, è più solido di un contenuto inutile presentato nella maniera più bella possibile.

Cos’è un contenuto utile?

Un contenuto utile può essere un post di travel blogging con poche foto amatoriali in cui ci viene detto quali hotel a Malta accettino i cani o in quali posti si mangi bene senza spendere molto, un contenuto molto meno utile sarebbe lo stesso post composto solo da una photo gallery fatta professionalmente degli stessi identici locali con una didascalia minima. Il primo post è utile perché se dovessimo viaggiare potremmo consultarlo, salvarci il testo e progettare il viaggio. Il secondo articolo invece resterebbe solo una carrellata di immagini molto belle e vagamente contestualizzate. Possiamo trarre da soli le nostre conclusioni su quale dei due post riceverà più visualizzazioni.

Gli altri pezzi sulla scacchiera

Esiste, però, un caso in cui il secondo post potrebbe superare il primo, ed è il caso in cui il secondo post abbia un substrato di indicizzazione e link building fatto meglio del primo e sia, quindi, preferito da Google rispetto all’articolo ben fatto ma male indicizzato. Possiamo quindi dire che se il contenuto è il re la SEO, il link building, l’interagibilità del contenuto, le strategie di influencer marketing e tutto ciò che favorisca l’indicizzazione siano gli altri pezzi della scacchiera. Vincere una partita usando solo il re, per quanto possa rappresentare una sfida stimolante, è quasi impossibile, teniamo quindi il content al centro della nostra strategia e circondiamolo di tutte quelle tecniche che serviranno per farci conoscere dal pubblico.

 

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Non esiste Guest Post senza qualità!

La migliore pubblicità è quella che ti fanno gli altri, questo il principio alla base del guest posting.

Come funziona una strategia di guest post?

In sostanza, un sito/blog esterno al nostro ospiterà un articolo con un link do follow che rimanderà alla nostra attività.
Quando si parla di link bisogna andare cauti onde evitare forte penalizzazioni da parte dei motori di ricerca. Google, ad esempio, ha regole rigidissime sulla link building. Bisogna, quindi, scegliere in maniera appropriata i siti/blog ospitanti.
Il consiglio è quello di scegliere personalmente con cura i siti/blog ospitanti e, se non siete pratici con la scrittura creativa, affidare la stesura dell’articolo al blogger stesso.
Google penalizza i testi scritti esclusivamente ai fini di inserire keywords e premia quelli ben scritti e con il giusto numero di link messi al posto giusto. Vietato, quindi, lo spam!

Perché investire nel guest blogging o guest posting?

La prima ragione è ovviamente la visibilità. Grazie alla notorietà di blogger/influencer si genererà un passaparola positivo e in target sulla vostra attività.
Un altro motivo è la possibilità di far creare a persone competenti dei contenuti di qualità sui vostri prodotti che poi si tradurranno in contenuti sulla vostra pagina mantenendola viva e attiva.
Il risultato che otterrete, quindi, sarà duplice:

  • Aumenterà il traffico alla vostra pagina e, di conseguenza, tutto quello che ad essa è collegato: introiti dai banner e dagli annunci, visibilità dei post, visite giornaliere e i followers.
  • Rafforzerà la vostra reputazione sul web.

In generale però, la regola primaria per un’efficace strategia di Guest Post è la creazione di articoli di qualità e non “markettari”. Il vostro prodotto/servizio dovrà risultare in secondo piano ed essere contestualizzato all’interno di un tema considerato utile dalla community online. Ad esempio; se il mio intento è quello di sponsorizzare il mio ristorante in una località specifica sarà meglio creare un contenuto con focus su quella località e non sulla vostra attività. In questo modo creerete un contenuto sicuramente più ricercato dagli utenti e molto più interessante. In altre parole, vi pubblicizzerete senza però essere invasivi e in maniera spontanea. Il tutto supportato da blogger/influencer ritenuti autorevoli.

Hai bisogno di aiuto per la tua strategia di Guest Posting? Non esitare a contattarci!


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Le immagini sui social: i quattro pilastri per utilizzarle bene

Le immagini sono un veicolo molto forte per i vostri messaggi in quanto sono in grado di comunicare a parti inconsce della psiche e riescono a scatenare reazioni istintive in chi le vede.

Sui social network, in particolare, c’è una propensione da parte degli utenti a ricordare più facilmente le immagini rispetto ai testi e ai link. La loro immediatezza fa si che un numero molto grande di informazioni sia veicolato velocemente ed efficacemente creando delle associazioni mentali come un colore associato ad un brand, delle forme geometriche associate ad una linea di post oppure delle immagini con un particolare filtro.

Cosa rende un’immagine davvero efficace? La questione è molto complessa e trattarla esaustivamente vorrebbe dire scrivere un trattato di arte più che un articolo specifico sulle immagini nei social e la loro importanza, quindi ci limiteremo ad analizzarne le caratteristiche di base.

1 – La definizione

Nulla comunica poca professionalità e poca cura dei dettagli come un’immagine sgranata. La sgranatura delle immagini è dovuta ad una definizione troppo bassa dell’immagine per l’uso che si vuole farne o a delle dimensioni troppo piccole rispetto a quelle richieste per l’utilizzo. Un classico esempio sono le immagini piccole inserite in un contesto che le vorrebbe grandi, come una copertina di Facebook o un post.
Controllate sempre le caratteristiche ottimali delle immagini per il social network su cui state pubblicando: si possono reperire da internet o, in molti casi, direttamente sul sito del social network nella sezione FAQ.
Ricordatevi di tenervi sempre aggiornati su eventuali cambi di formato immagine dei vostri social, così facendo eviterete di dover correre ai ripari in fretta e furia e avrete tempo per pensare alle nuove immagini con calma!
2 – Mantenere la coerenza con le altre immagini.

Utilizzare immagini ricorrenti e simili aiuta a creare un filo conduttore e un’identità sul vostro blog o pagina social. In questo sito la coerenza è data dai colori rosso, bianco e grigio negli elementi grafici: tutte le immagini in evidenza degli articolo hanno un filtro rosso e il logo di BrandFluence al loro interno. Questo fa sì che siano immediatamente riconducibili a questa piattaforma anche senza che ci sia un testo ad accompagnarle.
Le immagini non devono necessariamente essere tutte uguali, basta che ci sia un filtro, un colore, un elemento o qualsiasi altro riferimento in grado di ricondurle tutte allo stesso autore.

 

3 – Le immagini sui social devono creare un dialogo.

Per quanto possano essere un veicolo forte le immagini da sole non sono abbastanza per creare conversazioni stabili. Il testo del post serve a contestualizzarle e a dare gli input necessari al pubblico affinché si abbia dell’engagement; in questo caso le immagini fungono da rafforzativo dei concetti che vogliamo esprimere a parole quando non diventano esse stesse il mezzo principale per veicolare il messaggio e il testo diventa solo un modo per portare il pubblico sulle pagine che desideriamo tramite i link.

4 – Attenzione al copyright

Sarebbe sempre meglio creare foto originali, scattate da voi. Se non avete tempo e/o le competenze giuste ricordative sempre di utilizzare immagini free (potete trovarle ad esempio su Pixabay) o acquistarle su siti di stock come shutterstock. In alternativa, se trovate un’immagine che vi piace particolarmente ma coperta da copyright potete sempre chiedere direttamente all’autore di poter utilizzare la foto citando però la fonte all’interno del vostro articolo e post sui social

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adminLe immagini sui social: i quattro pilastri per utilizzarle bene
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Blog Tour: cosa sono e perchè sono perfetti per la tua pubblicità online

Il blog tour è un’ottima occasione per i brand di far conoscere, tramite i blogger, la propria storia, mission e valori in maniera spontanea e genuina. 

Scritto da: Alessia Trudu

In cosa consiste un blog tour e chi ne beneficia particolarmente?

Di solito i maggiori interessati a questo tipo di promozione sono brand che operano nel food & beverage e/o nel turismo, che organizzano delle visite di uno o più giorni per fare in modo che i blogger invitati si appassionino a quel territorio e alla sua storia, offrendo loro la possibilità di assaggiare nuovi sapori e a conoscere maggiormente mission e valori dell’azienda. 

I blogger da parte loro racconteranno il loro viaggio tramite gli strumenti a loro disposizione: sito, foto e dirette sui social e diari di viaggio online.

Un esempio: se sono proprietario di un’azienda agricola, organizzare un blog tour è un’ottima occasione per far conoscere ai blog e, di conseguenza, alla community online la propria sede. I blogger potranno vedere con i propri occhi come funziona l’azienda, quali macchinari sono utilizzati e conoscere i proprietari. Non si riduce, quindi, a un mero messaggio pubblicitario ma si raccconta una storia del brand, focalizzandosi sull’esperienza diretta e sulle emozioni.

In sintesi il blog tour è paragonabile ad un viaggio stampa che servirà a dare maggiore visibilità al brand.

Per questo motivo è necessaria un’ottima organizzazione: scegliere il tipo di target giusto e di conseguenza anche il blogger più adatto per quel target; organizzare un calendario da seguire per le varie attività; indispensabile, scegliere un hashtag dedicato.

Un blog tour non è una vacanza, ma un vero e proprio lavoro: per questo motivo un blogger viene retribuito o, in alternativa, gli viene pagato l’intero costo di vitto, alloggio e attività.

Esiste per il brand un rendiconto, oltre la visibilità maggiore:

  • ci saranno minori costi di produzione del tour rispetto magari ad una campagna marketing su rete nazionale;
  • le esperienze verranno prese più seriamente da parte del pubblico e futuri clienti in quanto sono reali e non inventate;
  • se il blogger si è trovato bene, farà del passaparola e questo porterà maggiore clientela e quindi guadagni.

Insomma, un blog tour non è una vacanza, non è un gioco ma è una grande esperienza di crescita sia per i blogger sia per i brand.

Buon viaggio 🙂

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Mediakit: istruzioni per l’uso.

 

Se siete dei blogger probabilmente avrete sentito parlare dei mediakit. Si tratta di uno strumento utile in grado di comunicare, oltre ai dati riguardanti il vostro blog, un senso di professionalità e affidabilità.

Cos’è un mediakit?

Si tratta di un documento in cui vengono raccolti i dati che riguardano le statistiche del vostro blog, le vostre attività sui social e le vostre collaborazioni editoriali (se è possibile elencarle).
Un buon mediakit deve contenere le informazioni necessarie per comprendere che cosa facciate su quali piattaforme.

Una breve descrizione di voi è un ottimo modo per iniziare un mediakit, presentatevi e descrivete brevemente quello che fate, che si tratti di un blog di recensioni o di viaggi, o un canale youtube sulla pallavolo, l’importante è che siate chiari e concisi senza essere troppo schematici. Non dimenticatevi i contatti principali (email, telefono, social, skype ecc…).

Cosa inserire nel vostro mediakit? Alcuni esempi

I dati sul vostro pubblico possono fare la differenza tra il ricevere un ingaggio e non riceverlo, per questo devono essere completi e illustrare con chiarezza chi sono i vostri follower. È importante indicare alcuni dati fondamentali ad esempio come visitatori unici, visualizzazioni di pagina, età, sesso, zona geografica dei vostri visitatori… Inoltre, se disponete di strumenti per l’analisi SEO potete inserire le keywords principali e i link in entrata.

I dati sui vostri social sono fondamentali, ricordatevi di inserire numero di followers dei diversi canali social, le visualizzazioni di YouTube e qualsiasi dato possa descrivere al meglio le interazioni del pubblico con i vostri contenuti.

I servizi che fornite in quanto creatori di contenuti devono essere spiegati chiaramente, chi sta leggendo il vostro mediakit deve essere in grado di capire immediatamente cosa potete fare per lui.

Raccontate le vostre esperienze precedenti, i clienti con cui avete lavorato ed una breve descrizione dei lavori che avete svolto.

Curate l’impostazione grafica del vostro mediakit, è un biglietto da visita per la vostra attività e meglio si presenta più avrete chance di fare colpo. Esistono diversi strumenti per curare la grafica del vostro mediakit, dai programmi di grafica (come ad esempio canva) ai template scaricabili e compilabili.

Utilizzate immagini per rendere il vostro mediakit accattivante e per presentare visivamente i vostri lavori, scegliete con cura degli elementi grafici che vi rappresentino.

Ultimo punto ma non meno importante degli altri è la reperibilità del vostro mediakit. Mettete un link per il download e la consultazione online ben visibile sul vostro blog, deve essere facile da trovare e di rapida consultazione. Potete crearne una versione mobile per la visualizzazione da smartphone ed una versione tablet, questo vi farà percepire subito come persone dalle molte risorse e attente a tutti i dettagli!

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adminMediakit: istruzioni per l’uso.
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Banner Blindness: la cecità ai banner da parte degli utenti

Signore e signori, a me gli occhi!

Un recente studio ha dimostrato che circa l’86% dei consumatori è, per così dire, “affetto” da quella che viene chiamata “banner blindness” ovvero la cecità ai banner. Si tratta di un fenomeno per cui il cervello “nasconde” le inserzioni riconosciute come pubblicità quando le vediamo sui nostri dispositivi. Questo capita perché, in media, un utente della rete è bombardato di pubblicità (anche aggressiva e fastidiosa) e spesso questi annunci sono percepiti come inutili o invasivi a discapito del contenuto della pagina. Siccome il cervello tende a nascondere ai nostri sensi quello che non è necessario agisce, in sostanza, come uno di quei programmi che bloccano gli ADV sui browser, non registrando l’informazione. Da questo possiamo capire come sia sempre più necessario, nel mondo del web marketing e degli ADV, trovare dei metodi alternativi a questa forma di comunicazione.

Se i consumatori smettono di essere ricettivi verso i banner o, addirittura, diventano scettici nei confronti di tutto quello che è percepito come “pubblicità” , come facciamo a veicolare il nostro messaggio?
In questi casi viene in nostro aiuto l’influencer marketing.

La credibilità si è spostata sempre di più dai media mainstream verso la cerchia di persone fidate del consumatore, portando l’opinione di un amico, o anche di un membro di una data community, ad essere percepita come più rilevante di quella di un banner pubblicitario. Un passaparola digitale, per spiegarlo meglio.  Dobbiamo, quindi, fare si che il nostro messaggio venga veicolato da qualcuno vicino alla sua cerchia e i micro influencer sono le persone indicate per questo genere di campagne. I micro influencer sono percepiti dai consumatori come figure amiche e riescono a parlare di un prodotto senza risultare fastidiosi e senza essere percepiti come superflui. In più, oggi perché la pubblicità funzioni veramente deve essere “celata”. Bisogna creare in primis contenuti richiesti dalla community online e successivamente inserire il nostro brand. In questo modo avremo un duplice effetto positivo:

1) Creeremo un contenuto interessante, coinvolgente e ricercabile in rete
2) Inserendo link al nostro sito da fonti definite autorevoli da google, non faremo che aumentare la nostra credibilità in rete e di conseguenza guadagneremo posizioni sui motori di ricerca

I micro influencer possono aiutarci a prevenire il fenomeno della “banner blindness” facendo diventare la pubblicità il contenuto stesso. Questo, però, deve avvenire senza compromettere la credibilità dell’influencer, pena la perdita di efficacia della campagna stessa.

Guidare l’attenzione dei consumatori verso il proprio prodotto in un mondo dove tutti, ogni giorno, sono bombardati dai banner e dalle inserzioni è diventato sempre più difficile. Questa sfida, però, non è senza soluzione, bisogna trovare il giusto equilibrio tra la propria presenza nella vita dei consumatori e la reale attenzione che essi possono darci.

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adminBanner Blindness: la cecità ai banner da parte degli utenti

Content marketing, parola d’ordine: creatività!

Scritto da: Alessia Trudu

 

Il content marketing è una tipologia di marketing basata sui contenuti ma cosa si intende per contenuti?
I contenuti sono definibili come argomenti o media editoriali che servono per acquisire e fidelizzare i clienti e di conseguenza aumentare il proprio fatturato.

Sempre di più le aziende si affidano a questa metodologia, in quanto un sito ben fatto, una campagna Google di successo e canali social ben gestiti possono cambiare radicalmente lo sviluppo e il futuro di un’azienda.

 

Quali sono perciò i motivi per fare content marketing?

  • il mercato è in cerca di conversazioni interessanti, per l’appunto di contenuti veri, non di pubblicità ridondanti senza una reale personalità. Il cliente cerca un marketing personalizzato ad hoc!
  • i consumatori/clienti devo essere attratti e non assordati dalle tecniche pubblicitarie per poter sviluppare un reale interesse per il tuo brand.

 

Una strategia che rafforza il content marketing può essere la Growth Hacking, che si basa sullo sperimentare molte tecniche di marketing differenti per attirare clienti/consumatori in breve tempo a costi ridotti (ad esempio per le startup)

 

Per poter portare avanti una campagna di content marketing di successo, è necessaria e fondamentale una gran dose di creatività, per questo gli influencer sono un’ottima risorsa per il growth hacking, consentono di sperimentare molte differenti strategie di comunicazione contemporaneamente e con una spesa contenuta.

Inoltre, con la generazione Millenials nessuna azienda può permettersi di ignorare gli strumenti digitali, quindi via libera alla creazione di account social adeguati per i propri brand!

Prima di agire sfruttando questi mezzi, è bene riuscire a comprendere appieno anche il target di riferimento, se il target racchiude uomini/donne dai 60 anni in su, sarebbe magari meglio evitare social troppo giovanili come Pinterest o Instagram, piuttosto è meglio ben posizionarsi su Linkedin o Facebook.

 

Il content marketing è un modalità che dev’essere rivoluzionata in modo costante, perché i contenuti devono sempre essere rinnovati in base alle proposte sul mercato.

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Dalle PR tradizionali a quelle digital. Cos’è cambiato?

Un tempo, nell’ambito della comunicazione e degli uffici stampa esisteva la figura professionale del PR, la sua mansione consisteva nel mantenere le pubbliche relazioni con i clienti o nel creare una rete di scambio di servizi ed informazioni, che si traduce nel fare del networking.
Ora, in un mondo in cui il la presenza nel mondo digitale è diventata d’obbligo, l’ufficio stampa deve acquisire una maggiore consapevolezza tecnologica per riuscire ad ottenere una parte sempre più grande nel mercato.

E’ importante, però, sapere che senza un tradizionale piano PR non si può sviluppare un piano di digital PR altrettanto funzionante; l’uno non può coesistere senza l’altro.

 

Come per le PR tradizionali, la sua evoluzione digitale deve rispondere alle Regole delle 5 W:

 

  • Who? What? When? Where? Why?

 

Ma cosa cambia allora realmente?

Cambia il modo di approcciarsi e di comunicare, le promozioni vengono intraprese tramite le relazioni con le nuove figure dei blogger e degli influencer, che con il loro seguito sono in grado di influenzare i comportamenti di migliaia di utenti e possibili futuri consumatori.

 

Fare Digital PR con i nuovi protagonisti dei social media è un lavoro delicato, in quanto si possono chiedere delle collaborazioni con loro per iniziative di campagne e promozioni del brand.

 

Se la comunicazione collaborativa rimarrà pulita, lineare e non aggressiva, si avrà un riscontro positivo del brand, in caso contrario i vostri possibili blogger potrebbero divenire i peggiori nemici del vostro brand.

 

Il ruolo che l’influencer andrà a ricoprire durante la campagna del brand sarà quello di Brand ambassador, divenendo perciò durante tutto il periodo della campagna il portavoce dei prodotti e dell’immagine dell’azienda verso il pubblico della sua piattaforma.

 

E’ inoltre possibile, tramite le Digital PR, formare i propri Brand ambassador. Come? Trasformando i propri clienti in speciali influencer per i vostri prodotti!

Il concetto di Digital PR è strettamente connesso a quello del content e di influencer marketing, perché le PR sono il nucleo da cui si possono creare e sviluppare dei contenuti che verranno poi proposti per iniziare delle collaborazioni/campagne di influencer marketing.

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Brand Awareness e la scalata alla piramide di Aaker

Quando pensiamo ad un qualsiasi prodotto ci vengono in mente subito dei brand che producono quel prodotto, Questo perché ormai sono associati al concetto stesso di azienda. Questo è un esempio di cosa significa Brand awareness, letteralmente “consapevolezza del marchio”, ovvero quanto un marchio è conosciuto.

Il vecchio adagio “bene o male, basta che se ne parli” è particolarmente vero al giorno d’oggi, soprattutto sui social network, dove è possibile monetizzare e quantificare ogni singola interazione del pubblico con i nostri prodotti.

L’obbiettivo finale della Brand Awareness è fare si che, non appena una persona senta il bisogno di avere un determinato tipo di bene o servizio il nostro marchio sia la prima cosa che gli venga in mente. Come questo possa influenzare positivamente le vendite è abbastanza ovvio: essere il primo brand a cui qualcuno pensa ci consente di avere un ampio vantaggio sulla concorrenza.

Andiamo, quindi, a vedere quali sono i diversi livelli di percezione, per farlo ci avvarremo di un grafico: la piramide di Aaker, riportato qui sotto.

 

Secondo la teorizzazione di Aaker, la Brand awareness per ogni tipologia di prodotto o servizio si evolve da una prima assenza di conoscenza della marca (Unaware brand), verso un riconoscimento della marca (Brand recognition) che deve essere però richiamata alla memoria con domande del tipo “Conosci la marca X?”, per poi passare ad un richiamo spontaneo della marca (Brand recall), ossia uno stato in cui il consumatore associa la marca ad una certa categoria di prodotti o servizi spontaneamente, senza aver bisogno di essere sollecitato da stimoli esterni. L’apice della Brand awareness, che però non è raggiungibile da tutti i brand per tutti i consumatori, è il Top of mind, ossia quando i consumatori pensano subito al brand in questione appena cominciano un processo di acquisto di un certo bene o servizio.

Arrivare in cima alla piramide richiede sicuramente un grande sforzo sia a livello di comunicazione che di investimento. La fortuna, diciamocelo, a volte non guasta ma solo quella non crea un brand di successo. Ovviamente tutti vorremmo puntare al “Top of mind” ma, a seconda del proprio obiettivo e soprattutto del proprio mercato e target di riferimento, arrivare già a metà è un ottimo risultato! In altre parole; facciamo parlare di noi

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Perché acquistare spazi pubblicitari direttamente su blog e magazine

La rivoluzione social è un evento di proporzioni epocali, e come ogni grande cambiamento porta grandi opportunità.

Una di queste opportunità consiste nell’utilizzare dei software specifici per farsi pubblicità su degli spazi nel web: è il caso delle campagne  Advertising, o ADV.

Come funzionano le campagne ADV?

Facciamo una piccola sintesi:

Dopo aver settato ed essersi aggiudicate le keywords che identificano il nostro brand, tramite dei processi computerizzati, detti algoritmi, è possibile capire  in tempo reale che cosa i consumatori stiano facendo e come reagiscono agli annunci commerciali che gli vengono presentati.

Una simile produzione di dati specifici può sicuramente essere utile, se non indispensabile per chiunque voglia farsi pubblicità in rete e saper interpretare correttamente le informazioni che questi dati ci forniscono è, forse, ancora più importante che essere in possesso dei dati stessi.
Sicuramente se non siete degli esperti di adwords, per fare un nome, sarà difficile capire esattamente com’è andata la campagna ed eventualmente come migliorarla

Una valida alternativa, che può risultare per certi lati più semplici, è quella di sganciarsi dalle piattaforme e scegliere autonomamente di acquisire degli spazi pubblicitari direttamente su siti e blog che riteniamo in linea con il nostro brand. Ad esempio: se vendiamo strumenti da cucina, un foodblog è sicuramente un ottimo “luogo”.

Utilizzare i blog degli influencer per raggiungere esattamente il pubblico che abbiamo in mente è un’ottima strategia, poiché, sapendo esattamente chi segue i nostri creatori di contenuti, abbiamo molta più sicurezza di essere notati rispetto ad una campagna di annunci basata sul caso. Noi di Brandfluence vi aiuteremo proprio in questo: comprendere chi sia la persona migliore per diventare il vostro brand ambassador.

Non abbiamo voluto parlare volutamente di risparmio/guadagno. Sicuramente, però, acquistare una spazio banner direttamente su un blog/magazine risulta essere meno caro. Dipende, poi, ovviamente dagli accordi che si stipulano.

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